Elettrosmog, famiglia decimata

Le sostanze tossiche sprigionate da una centralina telefonica avrebbero provocato la morte per tumore di sei componenti di una famiglia di Paola, nel Cosentino. Tutti vivevano nelle adiacenze della struttura. L’unica superstite della famiglia da anni chiede giustizia e il riconoscimento dei danni subiti dall’ente telefonico, oggi di proprietà delle Poste italiane. La vicenda è ora oggetto di un’interpellanza parlamentare.

Vincenzo Politano lavorava nell’Azienda di Stato per i Servizi Telefonici, diventata poi Iritel e poi ancora Telecom. Come custode, gli era stata assegnata, per sè e la sua famiglia, una casa posta all’interno di un enorme caseggiato dove abitavano anche altri dipendenti.

L’aria attorno alla casa era sempre pesante, ma tutto sembrava normale. Ma nel 1984 muore la moglie di Vincenzo Politano, Natalina, nel 1988, a soli 39 anni, per carcinoma alle ovaie anche la figlia più grande, Gabriella. L’8 dicembre dello stesso anno tocca alla seconda sorella, Annamaria e nel 2000 a Patrizia. Negli anni a seguire muoiono anche Vincenzo Politano e la zia Bernardina. Il collegamento con la centralina elettrica è presto fatto.

L’unica figlia superstite della famiglia, Antonella, decide allora di avviare una lunga battaglia giudiziaria: nel 1992 la centralina viene smantellata e la Procura di Paola apre un’inchiesta da cui emerge che all’interno esistevano ben 226 accumulatori di piombo sottoposti giornalmente a manutenzione ordinaria. Da questi accumulatori si sprigionavano sostanze tossico nocive.

Il riconoscimento da parte dell’autorità giudiziaria del danno ambientale prodotto dalla centralina ha premesso alla famiglia Politano e a quanti sono rimasti vittima di quelle esalazioni di intentare una causa civile contro l’ente telefonico, passato oggi sotto la proprietà di Poste italiane.

 

Fonte: tgcom24.mediaset.it

 

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