I periti del giudice: «Otto morti accertati uccisi dal gas radon»

L’esperto del pm contesta: uccisi dal fumo della sigaretta i militari in servizio nell’ex base Nato del monte Venda.

L’esposizione al radon è stata mortale di sicuro per otto militari su 25 deceduti per forme tumorali al polmone. In pratica sono state le esalazioni di quel gas naturale, respirato dal 1958 al 1998, ad aver provocato il cancro e poi la morte dei militari dell’Aeronautica militare in servizio al 1° Roc ovvero l’ex base Nato allestita nel “ventre” del Monte Venda nel territorio comunale di Teolo, un chilometro e mezzo di gallerie e sale operative sotterranee da tempo chiuse. Di più, c’è un rapporto di causa ed effetto scientificamente accertato. Lo hanno ribadito il collegio di periti nominato dal gip padovano Mariella Fino che, nei mesi scorsi, aveva ordinato di affidare a un pool di esperti la risposta a un quesito fondamentale: c’è un rapporto di causa-effetto tra l’esposizione al radon (anche oltre dieci volte il limite, all’epoca solo consigliato visto che l’esposizione al radon era di 400 becquerel per metro cubo, mentre quella efffettiva nell’area del 1° Roc era di diverse migliaia di becquerel) e i casi mortali di cancro al polmone riscontrati nei militari che operavano in quel centro? Risposta affermativa quella sottoscritta dal dottor Morando Soffritti direttore dell’Istituto Ramazzini di Bologna; dal collega Francesco Forastiere, medico del lavoro nel Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio; e dal dottor Francesco Bochicchio, dirigente ricercatore dell’Istituto superiore di sanità, protagonisti di un vivace con traddittorio con i consulenti tecnici dei 22 indagati per il reato di cooperazione in omicidio o lesioni colposi e inosservanza di norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, tutti alti ufficiali dell’Aeronautica. Ma anche con il consulente della procura, un medico del lavoro di Torino, quest’ultimo schierato sulle posizioni dei difensori degli indagati, dubbioso sul fatto che nel bunker del Venda le condizioni di lavoro fossero tali da rendere certo il rapporto causale tra l’esposizione al radon, la malattia tumorale e la conseguente morte. Anzi convinto che le patologie tumorali dei militari siano da imputare al fumo della sigaretta e che, all’epoca dei fatti, la normativa in vigore non imponesse controlli stringenti rispetto all’esposizione al radon. Non a caso il pubblico ministero Orietta Canova aveva sollecitato l’archiviazione del procedimento penale nei confronti degli indagati. E a questo punto è proprio al pm che è stato trasmesso, di nuovo, il fascicolo per decidere la sorte dell’indagine. Che cosa potrà fare ora di fronte alla perizia svolta nella forma dell’incidente probatorio, un istituto che consente di utilizzare come prova al processo la relazione dei tre esperti? Il pm potrà procedere con la richiesta di rinvio a giudizio oppure riproporre l’archiviazione. L’ultima parola spetterà al gup.

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